A scuola conta l'empatia, non i risultati. No al razzismo.

 

La scuola è alle porte. La tanto attesa (o anche no) campanella scolastica rimbomberà in tutta Italia, richiamando all'appello milioni di studenti. Studenti agiati e meno agiati. Studenti dalla media alta e meno alta. Grassi e magri. Biondi e mori. Bianchi e neri. 

Anch’io ero una di loro, neanche tanti anni fa.

Il mio primo giorno di scuola fu un disastro totale. Risultato di una discriminazione di massa che mi rese una studentessa sensibile ma determinata, un essere umano insicuro e arrabbiato. 

L’ultimo giorno di scuola fu invece un trionfo. Applausi, festeggiamenti, abbracci e risate con gli amici di sempre. 

Venti anni di studio che mi hanno formata e trasformata: da pulcino nero sbeffeggiato e emarginato, a donna -sempre e orgogliosamente nera- piena di vita e voglia di fare. 

 

 

Devo la mia positività e il mio ottimismo agli amici e genitori che mi hanno sostenuta. Se non ci fossero stati loro sarei crollata. Crollata sotto gli insulti, sepolta dalle risate, sotterrata dalle umiliazioni.

Non è stato facile crescere con il mio background. Mamma africana e papà italiano. E come me ci sono tantissimi altri ragazzi, moltissimi nati in Italia ma senza la cittadinanza. Loro sono più di 800 mila.

Uno straordinario melting pot che merita di essere celebrato. Non ridicolizzato. Convivere fra culture diverse può non essere facile -per me è stato difficilissimo. Ma la multiculturalità è un arricchimento.

La mia amica d’infanzia è italiana al 100%. Io da lei ho imparato il bergamasco, ho assaggiato la polenta e le lasagne, ho cantato Vasco e Verdena, ho giocato a strega-mangiacolori e un-due-tre stella.

Lei a casa mia ha imparato che il Rwanda è un piccolo Stato nel cuore dell'Africa, ha assaporato igname e banane fritte, ha incontrato i nostri amici africani e imparato qualche parola in Kinyarwanda (di solito le imprecazioni di mia mamma). E oggi siamo ancora legate, profondamente legate. Sarà una coincidenza?

Ho amato la scuola, l’ho amata e odiata. Odiata tutte le volte che la maestra mi sbatteva fuori col banco “perchè parlavo” (solo io poi chissà perché); o che mi chiamava “negretta” invece che col mio cognome. Anche quando i compagni mi tormentavano sul pulmino senza lasciarmi respirare, l’ho odiata; l’ho odiata quando mi tagliavano fuori da ogni gioco e mi chiamavano “puzzola”.

Ma la scuola l’ho anche amata. Quando, dalle superiori in poi, non ho praticamente più avuto problemi di integrazione. Quando, proprio per via delle mie origini multi-culturali, mi sono circondata di amici unici e speciali. Di insegnanti che hanno visto le mie potenzialità e mi hanno incoraggiata ad andare avanti. 

Perchè la scuola è importante. Ma non sono i risultati in pagella che contano. È l’empatia. Il rispetto di sè e degli altri. La tolleranza. L’amore. È tutto ciò che rimarrà sul nostro curriculum. Non certo il 10 e lode. Abbasso il razzismo. E buon inizio anno scolastico a tutti.

 

Link utili:

http://www.azzurro.it/sostegno

http://www.unar.it/unar/portal/?page_id=465

 

 

6 comments

  • Alessandra
    Alessandra
    i bambini purtroppo a volte sanno essere più cattivi degli adulti.. Per questo non li sopporto!

    i bambini purtroppo a volte sanno essere più cattivi degli adulti.. Per questo non li sopporto!

  • Cleo
    Cleo
    anche io sono stata vittima del razzismo, non è stato facile. Grazie per aver condiviso questo articolo...

    anche io sono stata vittima del razzismo, non è stato facile. Grazie per aver condiviso questo articolo...

  • Remi
    Remi
    No al razzismo, grazie per avercelo ricordato con questo bellissimo articolo.

    No al razzismo, grazie per avercelo ricordato con questo bellissimo articolo.

  • Monica
    Monica
    Concordo, non sono i risultati che contano ma l'empatia

    Concordo, non sono i risultati che contano ma l'empatia

  • Jeanne
    Jeanne
    Che bell'articolo in vista dell'anno scolastico che sta per aprirsi, grazie!

    Che bell'articolo in vista dell'anno scolastico che sta per aprirsi, grazie!

  • Daniela
    Daniela
    Mamma mia che tormenti che subivo da piccola da certi bambini ignoranti.. Mi consolo sapendo che adesso sono operai in fabbrica

    Mamma mia che tormenti che subivo da piccola da certi bambini ignoranti.. Mi consolo sapendo che adesso sono operai in fabbrica

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