AL FESTIVAL DEL CINEMA AFRICANO

La giuria del Festival del Cinema Africano, d'Asia e America Latina

Sono afroitaliana ed ogni mio poro scalfisce la pietra e valica i confini. Disegna vortici e colora le nuvole, per farmi atterrare nella terra dei Festival e delle persone. Quelle umane, che si riuniscono per pensare e pensano per cambiare. 

Quando mi sono presentata al Festival del Cinema Africano, ieri pomeriggio, ripensavo alla mia prima volta. La prima volta che posai le tennis nella sede sacra del COE, il Centro Orientamento Educativo. Scrivevo una tesi dedicata al cinema africano, idea brillante suggerita da un amico tutt’altro che africano. Passai ore a spulciare libri e cartelle sui pochi film dall’Africa che avevano calcato i Festival di mezza Europa, passando raramente per quelli italiani. Mi focalizzai sul cineasta maliano Souleymane Cissé e scoprii la sua Yeleen.

 

Sul red carpet dei Grammy's lo scorso febbraio

Più di 10 anni dopo, ritorno in quella stessa sede per presentare un pezzo del mio cuore africano: Zomba Prison Project, l’album che abbiamo portato ai Grammy’s di quest’anno. Non c’è che dire, da allora, di cose ne sono cambiate. Il Festival si è esteso ai Paesi dall’Asia e dall’America Latina. Inoltre, il panorama cinematografico africano è diventato più prolifico e oggi, grazie a portali come i commercialissimi iTunes e Netflix o il già citato COE, ci si può immergere in un film straniero con un semplice click. 

 

E guardare film diversamente occidentali, fa bene al cuore e allo spirito. Non perché non ami il Paese in cui sono nata, ma perché ho bisogno di allargare lo sguardo. Su deserti sconfinati, strisce di terra bombardate, palcoscenici nel cuore d’una foresta, scuole arroccate ai confini dell’umanità. Scomodo? Meglio la più rassicurante carrellata sul traffico italiano e i primi piani delle star nostrane? Non ne sarei così sicura. Un film è un invito a partire, con la mente e con i piedi. Ci avvicina a popoli distanti fisicamente, ma umanamente così simili a noi.

 

Eccoci al Festival del Cinema Africano con Zomba Prison Project

 

Sicché, armata della mia piccola esperienza e con mio marito sottobraccio, abbiamo parlato dei carcerati dal Malawi. Che vivono costretti in celle anguste, impilati l’uno sopra l’altro 12 ore consecutive, attorniati dai ratti e con alle spalle crimini assurdi come la stregoneria e l’omosessualità. Non abbiamo mostrato immagini (li mortacci ai computer non compatibili) ma abbiamo ascoltato la loro voce. Come quella di Elube, registrata solo due anni fa, e spezzata a 30 anni per cause misteriose. Con lei è morta la figlia, 4 anni, d’infezione alla gamba. 

 

 La cover dell'album Zomba Prison Project

Questo progetto, tuttavia, non è nato per compatire il Malawi, ma per elevarlo ad arte, musica, vita. Perché anche se il mondo lo conosce come il Paese più povero, così povero in fondo non lo è. C’è tutto un tesoro di musiche, danze, tradizioni che emergono con forza dalle canzoni sul perdono, sul pentimento, l’attesa… ma anche sulla gelosia, l’aids, il peccato.

 

 Leggi un estratto del libro e la prefazione dell'on. Cécile Kyenge qui

Abbiamo anche presentato “Razzismo all’italiana” e “How music dies or lives”.

Razzismo all’italiana” è il libro sulla mia esperienza di italo-rwandese cresciuta nella mitica Val Padana. Un susseguirsi di vicende raccontate sotto forma di satira e presentate dall’onorevole Cécile Kyenge, nella parte introduttiva del libro. Il testo è costellato di vignette divertenti e aneddoti mozzafiato. I blurb sul retro sono firmati dalla stilista italo-haitiana Stella Jean, lo showman Idris Sanneh e la docente di Geografia Africana Emanuela Casti.

 

 Acquistalo qui!

How music dies or lives” è il libro scritto da mio marito Ian Brennan, produttore di Zomba Prison Project, quest’anno alla sua quarta nomination ai Grammy’s. Insieme viaggiamo per il mondo, soprattutto in Africa, alla ricerca di artisti di strada. Questo libro è una raccolta dei nostri quasi 10 anni di lavoro insieme. Riporta scatti che ho catturato sulle dune del Sahara, all’interno di una capanna malawiana, tra i bambini di Kibera…

 

Fabio, uno dei fantastici volontari del Festival 

Che bello non è viaggiare? Lo si può fare anche solo con un dialogo. Mi è successo ieri, quando ho scambiato parole con donne somale, artisti nigeriani, attori indonesiani… ma anche volontari italiani, quelli del Festival, che si sono fatti in quattro per portare un pezzo d’Africa nella nostra Italia e farcela amare sempre di più. Alcuni di loro hanno anche comprato il mio libro, sicché;D

 

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FESTIVAL DEL CINEMA AFRICANO: NOI CI SAREMO!

4 comments

  • Mara99
    Mara99
    Accidenti ragazzi, che bella iniziativa. La prossima volta non mancherò, quando ripasserete a Milano?

    Accidenti ragazzi, che bella iniziativa. La prossima volta non mancherò, quando ripasserete a Milano?

  • Amina
    Amina
    Siete proprio una bella squadra, in bocca al lupo per i vostri progetti!

    Siete proprio una bella squadra, in bocca al lupo per i vostri progetti!

  • Marilena
    Marilena
    @Mara99 Ci stiamo lavorando! Tieniti aggiornata su fb: Afroitalian4ever e Marilena Umuhoza Un abbraccio!

    @Mara99 Ci stiamo lavorando! Tieniti aggiornata su fb: Afroitalian4ever e Marilena Umuhoza
    Un abbraccio!

  • Gloria
    Gloria
    Complimenti, dove vi troveremo la prossima volta? Questo è un bel progetto, l'Africa merita più visibilità.

    Complimenti, dove vi troveremo la prossima volta? Questo è un bel progetto, l'Africa merita più visibilità.

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