Benvenuti a bordo Afroitaliani-su sta nave non s'affonda

 

Razzismo all'italiana

Scopri delle avventure di un'afroitaliana nella mitica Val Padana sul mio nuovo libro.

La prefazione è firmata Cécile Kyenge!

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Salvate Marie-Claire, dal Rwanda!

 

 

 

 

SALVATE MARIE-CLAIRE!

 

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Fuori i razzisti dalle nostre scuole

 

La scuola riapre le porte a tutti, ma i razzisti non sono ammessi quest’anno. 

Ricordo il mio primo giorno di scuola. Cartella in cuoio prestata, polpette in testa, grembiulino candido. Una voglia immensa d’imparare e conoscere i miei nuovi compagni, ma anche la paura dell’ignoto. Fu quel giorno che scoprii di essere nera, anzi, “negretta”. Un concetto, quello del mio colore, che prima d’allora non era nemmeno esistito. Perché così fanno i bambini, con la loro spietata sincerità: ti classificano, ognuno in base all’educazione ricevuta in casa e alla carenza o meno di attenzioni da parte dei genitori; ti accettano o ti emarginano, come nel mio caso; e poi ti ripetono il nomignolo prescelto finché avrai la sventura di condividere quella classe con loro.

Ma sono bambini! Come no. Certo, alcuni più educati altri meno educati, alcuni aperti di mente altri trogloditi ancora prima d’iniziare a leggere.

 

 

E’ qui che la scuola e l’insegnante giocano un ruolo di formazione cruciale. Sta a loro conoscere i ragazzi, a scuola ma soprattutto al di fuori, instaurando un dialogo con la classe e i genitori. A maggior ragione con gli studenti di origine straniera, lezione vivente d’integrazione. Senza lasciarsi indietro nessuno tra le onde del mare, come vorrebbe qualcuno.

I miei insegnanti sapevano tutto della loro materia, ma poco o niente di me. E quando vedevano i miei compagni tempestarmi di parolacce e isolarmi dai giochi, erano come Dante e Virgilio nei gironi dell’Inferno: guardavano e passavano.

 

 

Lo scorso weekend sono stata invitata in Senigallia per presentare il mio libro ‘Razzismo all’italiana’, al Seminario Nazionale di Educazione Interculturale rivolto a tutte le insegnanti d’Italia. Per la prima volta si ospitava qualcuno che avesse vissuto il razzismo in prima persona, tra i banchi di scuola italiani. Devo ringraziare Alessandro Ameli e la Comunità Volontari per il Mondo per avermi dato fiducia.

 

 

Il pubblico era composto soprattutto da donne, desiderose di cambiare la scuola italiana. Insegnanti che se solo avessi incontrato da studentessa, mi avrebbero resa un’adulta meno insicura e più fiduciosa del prossimo. Perché indipendentemente dalla famiglia in cui nasciamo, ricca o povera, leghista o comunista, basta una persona, una, sul proprio cammino, a migliorarti l’esistenza. A incoraggiarti, a valorizzarti, ad alleggerirti dal peso del pregiudizio. Con un tocco di empatia.

 

 

Quella che è mancata alla mia insegnante di terza media, quando alla fine di una lezione di ginnastica, proiettò un video di guerra con cataste di morti, e mi chiese: “Ma tu non sei di qui?”. Così scoprii la guerra in corso in Rwanda, paese di mia madre, e dovetti affrontare per la prima volta la morte di un caro: Emanuel, venuto a trovarci solo un anno prima e ucciso sulla tomba di famiglia, sterminata pochi giorni prima. 

O quella che è mancata alla mia supplente delle superiori, che invece che per nome, mi chiamava ‘negretta’

O quella che mancò alla mia insegnante delle elementari, che mi spediva fuori dalla classe col banco quando ‘parlavo’: l’unica ad essere umiliata a quel modo, costretta in corridoio anche dopo la fine delle lezioni.

Ero una studentessa esemplare, ma emotivamente avevo ferite aperte. 

 

 

Io e la mia piccola tra le acque della Senigallia.

 

Ognuno di noi ha il dovere di denunciare il razzismo subito dal proprio figlio, studente, compagno. L’UNAR, l’Ufficio Nazionale Anti-Discriminazioni Razziali, mette anche un numero a disposizione: l’ 800.90.10.10.

“Il lavoro dei bambini,” diceva Maria Montessori, “non produce un oggetto, ma crea l’umanità stessa: non una razza, una casta, un gruppo sociale, ma l’intera umanità.”

E’ nostra responsabilità permettere a quel bambino di crescere senza pregiudizio, con cuore e vedute larghe abbastanza da includere tutti. “Senza distinzione di razza, sesso, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali,” come recita l’articolo 3 della nostra Costituzione italiana.

 

Buon rientro a scuola a tutti, ma non ai razzisti, di nessuna età.

 

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Comments

October 01, 2018 @02:45 pm by — @Cristina Russo
 

Cristina puoi scrivermi qui: marilenadelli@gmail.com. Un abbraccio!

October 01, 2018 @02:44 pm by — Mari
 

@Fatima Ciao! E scusa il ritardo nella risposta, il libro lo trovi sul sito aracneeditrice.it o su amazon.it. Se vai alla homepage di afroitalian.it trovi i link diretti sul lato sinistro.

September 30, 2018 @01:57 am by — Cristina Russo
 

Ciao Marilena sono un'insegnante di Roma. Ho partecipato al congresso di Senigallia. Ho acquistato e letto il tuo libro. In quelle bellissime giornate ti ho proposto di venire nella mia scuola a presentare il libro. Ho raccontato di te ai miei alunni.....mai visti così attratti....specialmente i bimbi stranieri. E Dan, africano di nascita, adottato da due meravigliosi italiani. Mi avevi dato la tua mail....ma non la trovo. Help.. Contattami. E soprattutto....dimmi che verrà Kiss kiss

September 24, 2018 @09:20 am by — Fatima
 

ciao marilena grazie per un altro post importante, dov posso trovare il tuo libro?

September 16, 2018 @07:11 am by — Raffaella
 

Ho una bimba che ha appena iniziato la scuola, metà senegalese e metà italiana e non è stato facile il primo giorno di scuola. Leggere il tuo articolo mi conforta e mi da speranza non immagino che sarebbe stato così difficile..

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