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IL PRIMO CURATORE AFRICANO A VENEZIA: LA BIENNALE SI TINGE DI NERO

 

La Biennale sta per chiudere il sipario. Un sipario nero, africano, internazionale grazie alla straordinaria visione di Okwi Enwezor, il primo curatore di origine africana. Che ha saputo cogliere i segni del tempo e rappresentarli attraverso il cuore di 136 artisti, di cui il 25% nero. Mai si era assistito a una presenza così compatta di artisti neri. Tra le 53 nazioni che hanno partecipato alla Biennale, troviamo per la prima volta Grenada, Mauritius, Seychelles, Mozambico e Mongolia. 88 artisti emergenti.

  

 

“All the world’s future”, il nome della mostra internazionale curata dal nigeriano Enwezor, ha voluto esprimere “il rapporto tra arte e artista con il corrente stato delle cose”; un artista che deve fare i conti coi conflitti dei suoi tempi, tra migrazioni di massa, disastri ambientali, genocidi.

 

 

Si pensi all’artista islandese Christoph Büchel, che ha trasformato la chiesa sconsacrata di S.Maria della Misericordia in una moschea. Ero io stessa andata a visitare la mostra qualche giorno prima che fosse chiusa dal bigotto sindaco di Venezia.

 

 

Ancora più eloquente l’opera dell’artista brasiliano Vik Muniz, che per ridicolizzare i super yacht da cui sbarcano star e milionari a Venezia, ha costruito una mega barca (quasi 14 metri) fatta coi ritagli di giornale riportanti la notizia dei 360 immigrati morti a Lampedusa nell’ottobre 2013.

 

 

E a proposito di yacht. I milionari che sono arrivati in yacht per visitare la Biennale sono stati accolti per sei mesi da un team di persone che ha letto loro un passo del "Capitale" di Marx. Cosa che ha suscitato non poche polemiche. Polemiche a cui Enwezor risponde: “Marx usò il capitalismo per ottenere un’equità sociale”.

 

Robert Smithson: "Albero Morto"

 

E alla domanda di Charlotte Higgins, giornalista del Guardian: “Lei pensa che il mondo sia schierato contro gli artisti neri?”, Enwezor risponde: “Non direi schierato contro. Ma ricordo che agli inizi degli anni ’90, quando cominciai a occuparmi di artisti contemporanei dall’Africa, tutti mi dicevano ‘non credi sia troppo restrittivo?’ I Young British Artists rappresentavano la popolarità, la tendenza, ma se osavi parlare di artisti Africani, la cosa veniva considerata restrittiva, limitata. Non penso che il mondo dell’arte sia volutamente schierato contro gli artisti neri, gli artisti africani, ma viviamo in un mondo in cui le azioni sono un riflesso. Il riflesso di una forma d’intolleranza. Non si agisce intenzionalmente, ma meccanicamente.” 

Si tratta dunque di razzismo istituzionale? “Forse. È la stessa cosa che accade alle donne o ad altri gruppi che vivono in una società costruita secondo una limitata scala di cose che possono e non possono fare. Devi continuare a chiederti: come faccio a superarla?”

 

 

E ora, vediamo insieme alcuni di questi straordinari artisti, che hanno firmato la Biennale di Venezia 2015.

L’architetto ganese David Adjaye è il designer dell’Arena, spazio attivo dedicato alle performance live, ai film, alle discussioni, alla musica.

  

 

Theaster Gates, artista afroamericano di Chicago, ha presentato “Martyr Construction” un’installazione multimediale dedicata alla “ricorrente dissoluzione e demolizione delle chiese nelle comunità ispaniche e afroamericane negli USA”.

 

 

Spazio ai fotografi africani con la mostra dal titolo “Confini Invisibili: il progetto trans-africano”.

 

 

L’artista nigeriano Karo Akpokiere ha presentato 50 disegni sul teso rapporto Africa-Europa, presentandoli con una lettera a cuore aperto. “Cara Africa, lo so che non sei un Paese. Ciò che più m’importa è che mi insegni a essere aperto, altruista e socievole. La mia ossessione per l’ego, la ristrettezza mentale e l’individualismo mi han reso depressa. Puoi venirmi a visitare, ma mi devi assicurare che te ne andrai una volta che mi hai dato ciò che voglio. Purtroppo ho bisogno dei miei spazi e tempi. Non vedo l’ora che tu venga a trovarmi. Firmato: Europa”.

 

 

Una delle opere che più ho apprezzato è stata quella dell’italianissima Elisabetta Benassi, ispirata all’Africa: “M’fumu”. Situata nel padiglione belga, è una capanna fatta di ossa, allusione all’occupazione belga del Congo sotto il regno di Leopold II. Un attore, legge alcuni estratti da “King Leopold’s Soliloquy” di Marc Twain.

 

 

L’intero padiglione belga è stato concepito come riflessione sulle angherie coloniali operate dai Belgi. La bandiera “Black lives matter” (le vite dei neri sono importanti) troneggia all’entrata, opera dell’artista Adam Pendleton che è anche artefice di una delle mie opere preferite “Black Dada”.

 

 

Ma tornando alla bandiera. “Black lives matter” non è solo una scritta, è un movimento. Il grido dell’intera comunità afroamericana in risposta alla morte di Treyvon Martin, il 17enne ingiustamente ucciso mentre camminava per strada nel 2012. E non si limita a un caso isolato, vuole far rivivere la storia delle discriminazioni che hanno avuto luogo in America ieri come oggi.

 

 

“Chi sta costruendo il Museo Guggenheim ad Abu Dabi” è il titolo di un poster gigante, critica alla schiavizzazione della manodopera africana nella zona del Golfo.

 

 

Provocatorio anche Goncalo Mabunda e il suo “Trono che non finisce mai”, fatto di armi e munizioni. 

 

 

Tra i rari dipinti presenti alla Biennale, ho trovato bellissimo quello dell’artista afroamericana Lorna Simpson, evidente polemica al periodo coloniale in Africa.

 

 

Claustrofobica l’installazione del ganese Ibrahim Mahama: “Fuori dai confini”. La ricreazione di un campo profughi realizzato attraverso una serie di sacchi di carbone, rimando del clima militare in cui sono intrappolate migliaia di persone senza terra.

 

 

Splendido l’omaggio alle donne ad opera dell’artista americana Patricia Cronin, nella Chiesa San Gallo. Una commemorazione alle donne martiri: quelle rapite da Boko Haram, quelle stuprate e linciate in India, quelle sfruttate nelle “Case Magdalene” in Inghilterra, Irlanda e Stati Uniti.

 

 

 

Una Biennale che ha lasciato il segno, quella di Okwi Enwezor. La mia preferita.

 

 

 

 

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Comments

November 28, 2015 @12:00 pm by — Ryan
 

Bellissima Biennale quest'anno, sicuramente diversa rispetto agli anni precedenti, si è vista e sentita la partecipazione della comunità artistica nera...

November 22, 2015 @03:36 am by — LauraSuspiri
 

Purtroppo Venezia è lontana da me ma mi è sempre piaciuta l'idea di andare a visitare la Biennale. Non sapevo del curatore dalla Nigeria, una bella scelta davvero.

November 22, 2015 @01:51 am by — Barbara
 

Una bella notizia davvero, ci sono artisti che meritano più visibilità...

November 21, 2015 @02:31 pm by — Raja
 

Gli artisti africani meritano più visibilità, complimenti al curatore!

November 21, 2015 @01:33 pm by — Giorgia89
 

Bellissima la biennale quest'anno. Ci sono stata e mi è sembrata un po' dark, ma mi ha fatto molto riflettere.

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